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ARTE STORIA

Gli sciuscià come realtà locale e cinematografia

Sciuscià Lustrascarpe

La parola Sciuscià oggi in disuso, indica bambini tra i 7 e i 12 anni. Si tratta dei famosi scugnizzi. Sono bambini che vivono di espedienti durante l’ultimo dopo guerra. Nel 1946 questi bambini vivono arrangiandosi per le strade dei quartieri più poveri, soprattutto pulendo le scarpe. Infatti il termine sciuscià viene dal termine inglese shoeshine, lustrascarpe. Si tratta però di bambini che fanno piccoli lavori per gli adulti in cambio di pochi spiccioli.

Sciuscià nel cinema italiano

Nel cinema Italiano, Sciuscià è la storia di un’amicizia tra due bambini drammaticamente infranta. Allo stesso tempo, il film, riapre il discorso poetico già avviato da Vittorio De Sica ne I bambini ci guardano del 1944. In particolare la visuale si amplia sugli egoismi e l’insensibilità in una società sconvolta dalla guerra. Soprattutto il film abbatte tabù e menzogne. Ma porta alla luce anche lacerazioni materiali, morali e psicologiche. Infatti i protagonisti sono anche le vittime di una spietata solitudine sociale. Ugualmente queste persone cercano una vita migliore attraverso traffici leciti e illeciti.

Sciuscià Vittorio De Sica
Fonte immagine Wikipedia. Autore sconosciuto, licenza: Pubblico dominio

Particolarmente dura è la realtà di Giuseppe e Pasquale. I due piccoli protagonisti inseguono il sogno di un’infanzia che a loro manca. D’altra parte, per questo film, Zavattini e De Sica rappresentano gli sciuscià del loro film come piccoli uomini. Bambini già adulti. Dunque nel film emerge ilsenso di abbandono. Come questi bambini sono traditi, umiliati e uccisi dal mondo degli adulti. Infatti la giustizia degli adulti è sempre ingiusta.

Sciuscià e scugnizzi

La parola sciuscià è un modo errato di pronunciare la parola inglese shoshine. A dire il vero i bambini chiamati sciuscià sono gli scugnizzi. Ugualmente, con il termine scugnizzo indichiamo quei ragazzi che vivono in strada e che rubano qualcosa per sopravvivere. Il primo a spiegare il termine scugnizzo è Ferdinando Russo. Proprio lui chiarisce che questo termine nasce nella malavita napoletana. Secondo molti esperti, le origini del termine risalgono a periodi successivi a l’unità d’Italia a Torino. Secondo altri, invece, il termine scugnizzo deriva dal verbo latino excuneare (spaccare). La parola scugnizzo manca di un valore di innocenza tipica di un bambino un po’ vispo. Ma indica proprio un giovane delinquente. Dunque parliamo di un ragazzino abituato a vivere in strada.

Sciuscià Cavallo
Fonte immagine Wikipedia. Autore: Errix – DVD del film, licenza: Pubblico dominio

Ugualmente la parola scugnizzo indica una certezza linguistica. In primo luogo non fa parte del dialetto napoletano, ma fa parte del suo gergo. Si tratta di una novità linguistica che ha successo e si diffonde nel parlare tra le persone. Infatti, la conferma della gergalità del termine scugnizzo è presente anche nel suo iniziale significato. Si parla infatti di un piccolo delinquente.

Arte che racconta la storia

Gli sciuscià sono presenti anche nelle opere d’arte. Infatti abbiamo quadri che ritraggono bambini durante il lavoro di lustrascarpe. Anche se per noi è un’immagine legata ai film americani o al neorealismo italiano. Si tratta di una figura introdotta dai soldati americani. Del resto anche a livello popolare per gli statunitensi anche un piccolo lustrascarpe può diventare milionario. Si tratta del simbolo di un’America capitalista che offre opportunità di mutare la propria condizione sociale. Mentre a dimostrazione della centralità del lustrascarpe nel processo del sogno americano è la figura di Paperon de’ Paperoni. Infatti il papero viene rappresentato ricco e avaro, ma è anche colui che lavora per raggiungere il successo. Papà Fergus sprona il piccolo Paperone regalandogli un kit da lustrascarpe. Infatti Paperone, dopo un periodo da lustra scarpe, si ritrova tra le mani una moneta da dieci centesimi americani, la futura Numero Uno.

Gli sciuscià come realtà locale e cinematografia ultima modifica: 2020-05-29T09:00:00+02:00 da Angelo Franchitto
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